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La nostra storia è finita e ho anestetizzato il dolore collezionando storie sbagliate

  • Luisa 
Abbandono

Diventi maturo solo quando sei pronto ad affrontare il dolore del tuo essere.
[Osho]

Buongiorno Luisa,
in questo periodo mi sto guardando indietro, cercando di capire perché, negli ultimi anni, dopo la fine di una storia importante, anziché prendermi il tempo necessario per elaborare la perdita, ho reagito tuffandomi a capofitto nella ricerca, quasi spasmodica, di un nuovo compagno, con il risultato che, quasi sempre, mi sono avvicinata ad uomini sbagliati e, quando non lo erano, ho messo in atto dinamiche che hanno finito per allontanarli.

Ho sempre pensato che dietro alla mia continua ricerca di un nuovo compagno ci fosse un grande desiderio di aprirmi nuovamente all’amore, ma ora mi rendo conto che in realtà era come se fossi salita su una giostra da cui non riuscivo più a scendere, in cui corse all’indietro si alternavano a corse in avanti e ciò che alla fine ne ricavavo era di sentirmi sempre più sola e più amareggiata.

Sì, perché ogni volta che una storia finiva, tornava a trovarmi, sempre più prepotentemente, la nostalgia del mio ex compagno e di come mi sentivo quando stavamo insieme, così tornavo a cercarlo e ogni volta lui mi confermava che ero io la donna che amava e che era da me che avrebbe voluto tornare, ma che non riusciva a farlo perché voleva prima capire se stesso fino in fondo, per non sbagliare ancora.

Così continuavo a illudermi e a sperare che fosse possibile tornare insieme. Appagata da questa speranza, per un po’ rimanevo nell’attesa, immobile, poi il timore di perdere solo tempo tornava a prevalere e ricominciavo a cercare.

Oggi so che, dietro ad ogni mia ricerca, più che il desiderio di amare, c’era il bisogno di anestetizzare la sofferenza della sua assenza e che, senza rendermene conto, mi soffermavo solo su persone con cui non avrei mai potuto costruire una relazione che durasse nel tempo, perché il compito di ogni storia era solo quello di tenere la mia mente occupata nell’attesa del suo ritorno.

L’ho capito quest’estate, quando ci siamo rivisti dopo due anni che non ci vedevamo. Nei giorni successivi a quell’incontro mi sono trovata a chiedermi fino a che punto volessi veramente che quell’uomo, così distante dall’uomo di cui avevo nostalgia, tornasse da me e la risposta è stata che no, io l’uomo che era diventato non sarei stata capace di amarlo e che l’uomo di cui avevo così tanta nostalgia, ormai era solo una proiezione della mia mente.

A quel punto avrei dovuto rimanere ferma, invece ho continuato a cercare, senza rendermi conto che quella nuova consapevolezza aveva bisogno di tempo per essere assimilata ed elaborata, in modo che tutto di me si aprisse a un nuovo incontro che non fosse l’ennesimo anestetico.

Ci sono arrivata comunque, ma ho aggiunto un nuovo peso al fardello già pesante di delusioni, confusione e dispendio di energie.

Ti scrivo perché vorrei che la mia esperienza fosse di aiuto a chi, come me, si trova a fare i conti con la fine di una storia importante e, anziché prendersi una pausa per elaborare la perdita, sceglie di buttarsi subito in una nuova storia, ignaro che in realtà si sta buttando in un turbinio di storie che si susseguono l’una all’altra, sottraendo energia vitale, anziché portando energia, come accade quando siamo dentro ad una relazione sana. [Alice]

Buongiorno Alice,
grazie per la tua testimonianza e per l’analisi così lucida che hai fatto della tua esperienza.

In effetti è molto frequente che, alla fine di una storia importante, ci si butti immediatamente in nuove storie con l’illusione di allontanare da noi la sofferenza di una fine che non sappiamo accettare.

Ad ogni nuovo incontro ci illudiamo di aver trovato la persona giusta, senza renderci conto che in realtà abbiamo solo trovato, come hai detto tu, un nuovo anestetico ad una sofferenza con cui non sappiamo stare.

Se, al contrario, sapessimo restare soli con noi stessi, con il nostro dolore, se avessimo la forza di non distogliere l’attenzione da esso, senza cercare di anestetizzarlo con nuove storie, quel dolore guarirebbe prima e ci vorrebbe meno tempo per essere nuovamente pronti ad un nuovo incontro che porti nuova energia nella nostra vita.

La tua lettera mi porta a riflettere anche su un altro aspetto molto importante, il rimanere attaccati ad una relazione, continuando a vedere in essa il grande amore e impedendoci, di fatto, di aprirci ad un nuovo incontro con una persona nuova.

Non è facile per nessuno staccarsi da una persona su cui abbiamo investito sentimenti importanti, ma credo che sia molto importante chiedersi con grande onestà cosa ci tiene ancora legati ad una persona e ci porta ad idealizzare un rapporto. Se riuscissimo a farlo credo che capiremmo che quasi sempre è il senso di vuoto e di sconfitta e non l’amore ad impedirci il distacco.

Grazie Alice per la tua lettera!

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