Autosabotaggio sul lavoro

Autosabotaggio sul lavoro

“La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati. La nostra paura più profonda, è di essere potenti oltre ogni limite.” [Marianne Williamson]

L’autosabotaggio sul lavoro è uno di quei fenomeni che si vivono in prima persona molto prima di riuscire a nominarli. Ti succede di rimandare quella candidatura che potrebbe cambiarti la vita, di arrivare impreparato a un colloquio che aspettavi da mesi, di litigare proprio con la persona che ti stava per aprire una porta importante. E poi resti lì, a chiederti: è stata sfortuna, o sono stato io a fermarmi da solo?

Questa domanda torna spesso nelle lettere che ricevo, ed è una domanda che merita rispetto: distinguere l’autosabotaggio sul lavoro da una reale difficoltà oggettiva non è affatto scontato, e il primo passo per superarlo — in entrambi i casi — è smettere di giudicarti e iniziare a osservarti.

Autosabotaggio sul lavoro o difficoltà oggettiva? Come riconoscere la differenza

Non tutto ciò che ci ostacola nella carriera è autosabotaggio. Un mercato del lavoro difficile, un settore in crisi, una discriminazione reale, un momento di salute fragile: sono difficoltà oggettive, e trattarle come “colpa tua” è un errore che aggrava soltanto la sofferenza.

L’autosabotaggio sul lavoro, invece, ha una caratteristica precisa: si ripete secondo uno schema. Non è un singolo evento sfortunato, ma un pattern che torna sempre nello stesso punto del percorso — sempre proprio prima di un salto di qualità, sempre proprio quando le cose iniziano ad andare bene.

Prova a chiederti: gli ostacoli che incontro dipendono davvero da fattori esterni che non controllo, oppure noto che sono io, in modi diversi, a tirare il freno proprio quando l’obiettivo si avvicina? Questa distinzione, da sola, non risolve nulla, ma è il punto di partenza indispensabile per capire dove indirizzare le tue energie.

Le motivazioni nascoste dietro l’autosabotaggio sul lavoro

Dietro l’autosabotaggio sul lavoro raramente c’è pigrizia, per quanto sia la spiegazione che ci diamo più spesso, magari con un certo disprezzo verso noi stessi. Più spesso ci sono paure profonde, del tutto comprensibili se guardate da vicino.

La paura di non essere all’altezza. Se nel profondo credi di non meritare il ruolo che desideri, il tuo comportamento troverà mille modi per “confermare” quella convinzione, prima che sia qualcun altro a smentirla — o a confermarla — al posto tuo.

La paura del successo stesso. Sembra un paradosso, ma è più diffusa di quanto pensi: un salto di carriera porta con sé nuove responsabilità, nuove aspettative, nuove esposizioni. C’è chi, inconsapevolmente, preferisce restare in un ruolo scomodo ma conosciuto, piuttosto che affrontare un successo che non sa ancora come gestire.

Il perfezionismo. Se non riesci a fare qualcosa in modo perfetto, preferisci non farla affatto: è una delle forme più subdole di autosabotaggio sul lavoro, perché si traveste da scrupolo e da serietà, mentre in realtà ti tiene fermo.

La lealtà a una storia familiare. Alcune persone faticano a superare, in termini di carriera o di successo, i propri genitori o le proprie origini: un conflitto interno che raramente è consapevole, ma che agisce comunque nelle scelte di ogni giorno.

Come uscire dall’autosabotaggio sul lavoro: le risorse da attivare

Riconoscere lo schema è già un atto di grande valore, ma da solo non basta a interromperlo. Ci sono alcune risorse interne che puoi iniziare ad allenare fin da subito.

La consapevolezza del momento critico. Impara a riconoscere il punto esatto del percorso in cui, di solito, ti fermi. Sapere in anticipo “qui di solito rallento” ti permette di attraversare quel momento con più lucidità, invece di subirlo come un imprevisto.

Un dialogo interno più gentile. L’autosabotaggio sul lavoro si nutre di una voce interiore severa e giudicante. Sostituirla, poco alla volta, con un dialogo interno che riconosce lo sforzo invece di squalificarlo cambia radicalmente il modo in cui affronti gli ostacoli.

Piccoli passi verificabili. Invece di puntare tutto sul grande salto — la candidatura perfetta, il progetto impeccabile — costruisci una serie di passi piccoli e concreti, che ti permettano di avanzare senza attivare il meccanismo di difesa che ti blocca davanti ai grandi obiettivi.

Un sostegno esterno. Che sia un percorso di counseling, un mentore o anche solo un amico che sappia richiamarti alla realtà quando ti stai raccontando la solita storia, avere qualcuno che ti aiuta a vedere lo schema da fuori accelera moltissimo il cambiamento. Ne avevo già parlato anche a proposito delle dinamiche affettive nell’articolo Autosabotarsi in amore: i meccanismi, in fondo, si somigliano molto.

Se vuoi approfondire ulteriormente le radici psicologiche di questi comportamenti, ti consiglio anche la lettura dell’analisi proposta da Scuola di Coaching MCI sull’autosabotaggio nel contesto lavorativo.

Quando la difficoltà è oggettiva: quali risorse attivare

Se, dopo un’onesta osservazione, riconosci che l’ostacolo che stai vivendo è reale e non generato da te — un contesto economico sfavorevole, una selezione discriminatoria, un periodo di salute complicato — le risorse da attivare cambiano.

In questo caso ti serve soprattutto una rete di supporto concreto: informazioni aggiornate sul mercato del lavoro, persone competenti a cui chiedere consiglio, la possibilità di darti tempi realistici senza colpevolizzarti per una lentezza che non dipende da te. La differenza fondamentale è questa: nella difficoltà oggettiva il problema è fuori e va affrontato con strategia; nell’autosabotaggio sul lavoro il problema è dentro e va affrontato con consapevolezza. Spesso, nella vita reale, i due fattori si intrecciano — ed è proprio per questo che vale la pena imparare a distinguerli, invece di liquidare tutto con un generico “non ce la faccio”.

Dal sogno alla realizzazione, senza autosabotarti

Il percorso da un desiderio professionale alla sua realizzazione passa sempre attraverso momenti di difficoltà: la domanda non è come evitarli, ma come attraversarli senza essere tu stesso il primo ostacolo. Se questo tema ti tocca da vicino, ti aspetto lunedì 27 luglio 2026 alle ore 18.00 al Nido di Fate di Arcidosso, per l’incontro motivazionale “Costruisci il tuo percorso: dal sogno alla realizzazione”, con Claudio Caverni, ballerino e coreografo arcidossino, che condurrò come counselor professionista e presidente di AVIS Arcidosso. Parleremo proprio di come realizzare il proprio sogno senza autosabotarsi. L’incontro è aperto a tutti, con aperitivo offerto da AVIS Arcidosso; per motivi organizzativi è gradita la prenotazione al 3458510073.


Ti riconosci in quello che hai letto e non hai potuto partecipare all’incontro? Scrivimi a scrivi@chiediloaluisa.it o lascia un commento: raccontami a che punto sei del tuo percorso e chiedimi informazioni sui percorsi di counseling di gruppo dedicati alla costruzione di un percorso professionale che ti rispecchi.

Lo hai trovato interessante? Condividilo con i tuoi amici!
Informazioni sull'autore

Luisa Rosini

Sono una che si fa tante domande e cerca di andare sempre oltre le apparenze. Questa mia attitudine, unita alla formazione in counseling e in coaching, mi permette di comprendere velocemente l’essenza della persona che ho davanti (motivazioni, valori, attitudini, competenze, aspirazioni) e di intuirne la vocazione ossia lo scopo che la spinge ad agire.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.