Cartomante sì, psicoterapeuta no

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Cartomante sì psicoterapeuta no

“La mente ha un suo modo di lavorare dietro le quinte per arrivare a una decisione,
e all’improvviso appare chiaro cosa s’intende fare.”
[A.C. Benson]

Tempo fa mi è capitato di parlare con un cartomante, uno di quelli che lavora in un call center e risponde alle persone che chiamano per sapere come si evolverà un particolare aspetto della loro vita. Mi ha parlato del suo lavoro, spiegandomi che è necessario essere un po’ psicologi per capire cosa e come rispondere a chi chiede del suo futuro, perché non tutti sono capaci di accettare la verità. Mi ha anche spiegato che spesso, tra operatore e cliente, si crea una relazione che può durare anche molto tempo e che l’abilità richiesta ai cartomanti di call center è proprio quella di sapere creare una rapporto di fiducia che si traduca in telefonate prolungate e possibilmente ripetute, poiché è il guadagno per il call center, e quindi per il cartomante, è strettamente dipendente dal numero di telefonate e dalla loro durata. Il mio interlocutore mi ha parlato di telefonate che durano anche un’ora.

Un’ora al telefono, al costo di oltre un euro al minuto, è una cifra spesso superiore ad una seduta di un’ora con uno psicoterapeuta e, se le telefonate si ripetono nel tempo, con regolarità, è possibile eguagliare, e anche superare, il costo di un percorso completo di psicoterapia, senza per altro aver modificato nulla, o quasi, di sé e della propria vita.

Riflettendo sul costo che può arrivare a sostenere chi ricorre ad un cartomante, o più in generale a chi si occupa di esoterismo e di magia, mi sono interrogata sulle motivazioni che portano le persone ad affidarsi alle pratiche esoteriche per affrontare e superare un momento particolarmente difficile della propria vita, anziché ad uno psicoterapeuta, ad un counselor o ad un life coach.

La prima risposta che mi sono data è che chi sceglie le arti divinatorie è una persona convinta di non avere responsabilità rispetto a ciò che gli accade e tende a cercare all’esterno la soluzioni ai propri problemi, anziché interrogarsi su cosa può fare in prima persona per modificare gli eventi. In altre parole, attribuendo al cartomante il potere di predire il futuro e al mago quello di modificarlo, di fatto conferisce loro il potere di alleggerirla dal peso del presente, deresponsabilizzandola rispetto a ciò che accadrà, poiché ciò che sarà è già scritto e basta saper aspettare gli eventi, il cui corso potrà essere addirittura modificato grazie al potere dei talismani e di altre pratiche esoteriche.

Ma è solo il bisogno di rassicurazione e di controllo sul futuro a spingere una persone a consultare un professionista dell’esoterismo anziché un professionista della psiche, da cui farsi guidare in percorso di consapevolezza e di acquisizione di quelle capacità che possono permetterle di migliorare la propria vita?

Intraprendere un cammino di ristrutturazione della propria personalità, assumendosi la responsabilità della propria vita, può essere molto faticoso e anche molto doloroso, inoltre non vi è alcuna certezza che alla fine le cose vadano come vorremmo. Ma è solo la prospettiva di una minor fatica, unita all’illusione di una maggior certezza, a spingere verso l’esoterismo oppure incide anche il senso di accoglienza e di empatia, insomma di umanità, che chi sta dall’altra parte riesce a trasmettere?

Cercando sul web mi sono accorta che alcuni psicologi e psicoterapeuti si stanno interrogando da tempo su quanto la capacità di creare empatia, facendo sentire le persone comprese e accolte, libere di parlare e di raccontarsi, come farebbero con un’amico fidato, possa essere alla base del consenso riscontrato da chi si occupa di esoterismo, arti divinatorie e magia. L’accusa che alcuni professionisti fanno a se stessi è di operare in modo troppo distaccato rispetto al cliente, facendolo sentire troppo paziente da curare e poco persona da comprendere e accogliere.

L’altro aspetto su cui mi sono interrogata sono le testimonianze delle persone che affermano di aver avuto cambiamenti reali nella propria vita, grazie all’intervento del mago a cui si sono affidate. Mi è venuto in mente l’effetto placebo. In effetti l’affidarsi a qualcuno che sa accogliere e rassicurare può modificare in meglio il nostro stato d’animo, portandoci a modificare anche il nostro modo di affrontare le difficoltà a cui ci troviamo davanti, esattamente come la convinzione di assumere una medicina, in alcuni casi, può bastare a migliorare il quadro clinico di una patologia.

La sicurezza che si acquisisce nella relazione con il mago, ovviamente deve essere periodicamente rafforzata. Questo può bisogno può finire col creare una sorta di dipendenza emotiva che, alla lunga, può rende la persona ancora più fragile, contrariamente a quanto accade in una relazione con uno psicoterapeuta, il cui scopo principale è quello di rafforzare la fiducia in se stesso della persona che si affida a lui, affinché si assuma la piena responsabilità della propria vita, senza più farla dipendere da qualcosa di esterno a sé.

Luisa

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