Autosabotarsi per paura della felicità

Autosabotaggio“Per quanto possa sembrare paradossale, quello che a molti di noi manca è il coraggio di tollerare la felicità senza autosabotarsi.”
[Nathaniel Branden]

Quello dell’autosabotarsi è un aspetto su cui ho riflettuto a lungo. Personalmente sono stata vittima di due forme di autosabotaggio: quella descritta da Nathaniel Branden e quella del’autosabotaggio che nasce dal conflitto tra ciò che scegliamo di essere o fare e i nostri valori profondi.

Autosabotarsi per paura della felicità è una delle cose più facili da fare. Un esempio? Prendiamo l’inizio di una relazione d’amore. Immaginiamo che non sia la nostra prima relazione amorosa. Immaginiamo di averne avute altre che sono state causa di sofferenza profonda. Immaginiamo che la relazione che sta nascendo ci stia dando tutto quello che abbiamo sempre desiderato ricevere da una relazione. All’inizio ne siamo eccitati, siamo felici. Col tempo può accadere che la paura di soffrire ancora prenda il sopravvento rispetto alla felicità. Quando accade questo accade anche che cominciamo a vedere conferme ovunque alle nostre paure e cominciamo a mettere in atto comportamenti che finiranno inevitabilmente per allontanare l’altro, confermando a noi i nostri dubbi, che diventeranno certezze e rovineranno altre storie.

Se facessimo un rewind e analizzassimo ogni comportamento messo in atto e ci soffermassimo ad indagarne la nascita, risaliremmo all’istante preciso in cui la felicità è diventata troppo pesante da sopportare e abbiamo sentito il bisogno di alleggerirne il peso, convinti di poterla riprendere subito sulle spalle, inconsapevoli che, saremmo entrati in una spirale di azioni e reazioni difficile da fermare se non abbiamo imparato a riconoscere da dove nascono i pensieri che li generano.

L’altra forma di autosabotaggio l’ho sperimentata sul lavoro. Per anni ho accettato lavori in profonda distonia con la parte profonda di me. Chiedere a se stessi di vendere qualcosa a qualcuno, sapendo che al loro posto, non la compreremmo, richiede che in noi l’etica sia un principio quasi assente. Quando è presente ed è uno dei nostri principi ‘pilastro’ accade che il principio boicotterà le azioni, impedendoci di essere propositivi.

In questi casi la soluzione può essere duplice: da una parte la ricerca di un lavoro diverso, in sintonia con i nostri valori più profondi, dall’altra la ricerca di motivazioni, per noi eticamente valide, che ci permettano di percepire la vendita di quel prodotto, e quindi la nostra azione di proporlo, come qualcosa di utile per il cliente.

In entrami i casi l’azione da compiere è la rimozione del conflitto interno tra ciò che dovremmo fare per svolgere quel lavoro e ciò che la nostra coscienza ritiene corretto fare.

Luisa

 

 

P.S.: Se vuoi saperne di più su come smascherare tutti i meccanismi che metti in atto per autosabotarti, ti suggerisco di leggere Svegliati e Vivi! di Dorothea Brande.

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