Aiuto, mio figlio è gay!

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Aiuto, mio figlio è gay!“Dona a chi ami ali per volare, radici per tornare e motivi per rimanere.”
[Dalai Lama]

Un giorno tuo figlio ti confessa di essere gay e il solo pensiero che la tua mente riesce a formulare è “Aiuto, mio figlio è gay!”.

Ma perché la prima reazione che abbiamo davanti ad una verità a cui non siamo preparati è il rifiuto? Perché la nostra società e la nostra cultura tendono a rimuovere tutto ciò che è considerato diverso o negativo. Così cresciamo nell’illusione che esista solo la cosiddetta normalità. È normale essere etero, essere bianchi, essere belli, essere sani.

Paradossalmente è normale invecchiare ma rifiutiamo gli anziani, tendiamo a ghettizzarli, esattamente come disconosciamo il diritto di esistere a chi è diverso perché non siamo stati educati a considerare la diversità come qualcosa che fa parte della vita. Anche con la morte, che pure fa parte della vita, abbiamo un pessimo rapporto, al punto che ci sembra quasi impossibile che un giorno chi amiamo possa lasciarci o noi possiamo non avere più nuovi giorni da vivere.

Rifiutiamo un figlio gay perché è diverso e siamo stati educati a pensare che tutto ciò che è diverso sia sbagliato. Ecco allora che un figlio gay diventa un figlio sbagliato e se è sbagliato, allora anche noi, come genitori, lo siamo. Siamo noi che lo abbiamo cresciuto, educato, siamo noi che non abbiamo capito e non abbiamo corretto tutti quei comportamenti che lo hanno portato ad essere gay.

Il fatto è che gay non si diventa, gay si nasce! Esattamente come si nasce maschio o femmina, alto o basso, biondo o moro, con gli occhi chiari o gli occhi scuri. Essere gay non è un comportamento deviato.

Al limite chi è gay ha bisogno di tempo per riconoscere e accettare la propria omosessualità, proprio perché gli è stato insegnato che è sbagliata e sa che potrebbe essere vissuta con difficoltà dalle persone che ama di più e da cui ha più bisogno di sentirsi accettato.

Non c’è nulla che avremmo potuto fare per evitarlo, dobbiamo solo continuare ad amare quel figlio con lo stesso amore che abbiamo provato per lui fino a quel momento, e se è possibile dobbiamo amarlo ancora di più, perché là fuori non è detto che per lui sarà sempre facile.

Facile non lo è mai per nessuno, figuriamoci per chi è oggetto di movimenti di opinione che stanno dividendo la società, mentre la sola cosa che desidera è vedersi riconosciuto il diritto ad avere una vita normale.

Certo, da madre di una figlia gay, posso dire che all’inizio un po’ disorientati lo si è comunque. Nel mio caso non tanto perché facessi fatica ad accettarlo, ma perché avevo il timore che incontrasse sul suo cammino troppe persone che l’avrebbero fatta sentire diversa e inadeguata. Ancor più ne avevo per la sua vita sentimentale. Avevo paura che potesse accaderle di sentirsi sola e che, per sfuggire alla solitudin, potesse avvicinarsi a persone che l’avrebbero fatta sentire sì accettata, ma con cui magari aveva poco in comune.

Di mia figlia ammiro la sua forza e il suo coraggio di essere completamente se stessa, anche quando è meno facile, e non mi riferisco solo alla sua identità sessuale, ma più in generale al suo modo di affrontare ogni aspetto della vita.

Mi ci è voluto un po’ per fare coming out riguardo a mia figlia. Avevo timore di esporla troppo e anche di espormi troppo.

Ma essere veramente capaci di accettare e rispettare l’identità di un figlio vuol dire anche essere capaci di parlare di lui e delle sue scelte con la stessa naturalezza con cui lui vive la sua vita.

Continuo ad osservala mentre costruisce la sua vita e il rapporto con la sua fidanzata. La vedo costruire quella relazione con una saggezza e una maturità che appartiene a poche persone. Ha la capacità di esserci per l’altra, senza rinunciare ad essere se stessa, capace di essere dentro al rapporto con pienezza, ma senza lasciarsi sopraffare.

La osservo e mi dico che, quando una persona si sente profondamente accettata e amata per ciò che è dalle persone che per lei sono veramente importanti, nessuna difficoltà sarà mai troppo grande per essere superata e, se qualcuna lo fosse, sapere che ci sarà sempre qualcuno a cui potrà appoggiarsi, le permetterà di affrontarla con maggior coraggio e determinazione.

Che ci piaccia o no, i nostri figli hanno il diritto di essere diversi da come ci aspettavamo, noi abbiamo il dovere di riconoscere loro questo diritto e di amarli per ciò che sono, senza riserva alcuna, sostenendoli con il nostro amore lungo il loro cammino.

Luisa

 

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6 pensieri su “Aiuto, mio figlio è gay!

  1. zingarino

    Condivido in pieno quello che esprimi sull’omosessualità. Mi fa piacere averti incontrato. Sono un genitore che ha appena scoperto che il proprio figlio sedicenne è gay. Ne ho parlato con lui la settimana scorsa prima che partisse per un viaggio all’estero. Gli ho semplicemente detto (sinceramente) che per me non cambia nulla, che per me è una cosa naturale e che non ho nessun pregiudizio. Non era necessario che mi rispondesse.Da me troverà sempre un supporto.
    Purtroppo anche mia moglie si è accorta. Lei però non lo accetta ed è stato un trauma.
    Io sono impreparato a gestire questa situazione e avrei piacere di confronrami con te e con persone che possano condividere la stessa linea di pensiero. Zingarino ovviamente è uno pseudonimo.
    Ti ringrazio per le parole che hai scritto.
    A risentirci
    Zingarino

    • Ciao Zingarino,
      grazie per aver condiviso con noi la tua storia. Credo che ognuno di noi abbia bisogno di sapere che c’è qualcuno che ci accetta e ci ama per ciò che siamo, senza condizioni e senza paure, e chi può essere quel qualcuno se non chi ci ha donato la vita? E quanto può essere pesante il senso di inadeguatezza che prova un adolescente, quando si accorge che proprio chi gli ha donato la vita non riesce ad accettarlo perché è diverso? E’ un trauma, è vero, ma il vero trauma non è del genitore che scopre di avere un figlio gay, bensì del figlio gay che si sente rifiutato proprio da chi dovrebbe amarlo a prescindere. A tua moglie vorrei chiedere cosa la spaventa davvero? Le difficoltà che vostro figlio potrà incontrare, a causa del suo orientamento sessuale, oppure la paura di perdere il suo status sociale e quindi la difficoltà di continuare ad essere una madre orgogliosa del proprio figlio, capace di parlarne senza sentirsi giudicata a sua volta, come madre di un figlio diverso? Non faccio a caso queste considerazioni. Io per prima ho vissuto il timore del giudizio degli altri per l’identità sessuale di mia figlia e le prime volte che ne parlavo, il timore di sentirmi rifiutata, in quanto madre di una ragazza gay, ce l’avevo eccome. Se oggi ne parlo apertamente è anche grazie a tutte le persone che, davanti al mio racconto, hanno reagito con grande naturalezza e non mi hanno mai trasmesso la sensazione di vedere l’omosessualità come qualcosa da rifiutare, negare, curare, bensì come qualcosa da accettare allo stesso modo in cui dobbiamo accettare l’altezza, il sesso, la nazionalità, il colore della pelle.
      Mi ha colpito molto questa cosa e quindi mi sono chiesta se l’accettazione da parte degli altri non sia in qualche modo condizionata dalla nostra capacità di accettare per primi i nostri figli. Non ho una risposta a questa domanda. So solo che non ho avuto grosse difficoltà ad accettare l’omosessualità di mia figlia e che lei stessa la vive con grande naturalezza, quindi probabilmente, questa naturalezza la trasmetto anche agli altri e forse è anche questo che aiuta gli altri ad accettare con altrettanta naturalezza la cosa.
      Mi auguro che queste mie considerazioni possano esservi di aiuto. Grazie ancora per il tuo commento.
      A presto!
      Luisa

  2. Yuri

    Ciao Luisa,
    innanzitutto vorrei farti i complimenti per questa tua grandiosa idea di esprimerti sul web attraverso questo canale, poi di nuovo complimenti per i contenuti che trovo pieni di sana umanità ed empatia, due ingredienti che dovrebbero essere usati un po’ dappertutto.
    E’ coraggioso uscire in questo modo pubblicamente, riguardo questo tema, trovo che sia un bell’esempio.
    Ho voluto scriverti questo commento perché tra poco io e la mia compagna ci sposeremo con rito civile e francamente ho pensato spesso al perché la nostra famiglia, la nostra storia, i nostri sentimenti sono considerati diversi rispetto a chi con altrettanta naturalità prova gli stessi sentimenti nei confronti di una persona dello stesso sesso e vorrebbe la stessa storia e la stessa famiglia.
    Per quanto mi riguarda il termine diverso non dovrebbe proprio esistere, ci pone in una condizione di “tu sei diverso per me” ma anche “io sono diverso per te” ed è una semplice convenzione totalmente fittizia. La realtà è che io provo sentimenti, tu provi sentimenti, ergo siamo allo stesso livello, nella stessa realtà, esseri umani.
    E’ evidente che l’esperienza di vita di tua figlia è vissuta con estrema naturalezza e questo abbatte quell’infido muro di dualità tra normalità e diverso ed è una buona fortuna, così come lo è avere una madre come te, che non solo è di supporto, ma soprattutto di esempio, per tutte le altre madri che non hanno quella fortuna o non vogliono accettare loro stesse. Sì, perché non condivido quando si dice che bisogna accettare l’altro, bisogna accettare sempre se stessi, è l’unico modo per comprendere e abbattere le barriere.
    Un abbraccio a tutte e due
    Yuri

    • Ciao Yuri,
      grazie per questa tua bellissima riflessione.
      In effetti è tutto racchiuso in queste tue parole “Per quanto mi riguarda il termine diverso non dovrebbe proprio esistere, ci pone in una condizione di “tu sei diverso per me” ma anche “io sono diverso per te” ed è una semplice convenzione totalmente fittizia. La realtà è che io provo sentimenti, tu provi sentimenti, ergo siamo allo stesso livello, nella stessa realtà, esseri umani.”
      Definiamo diverso qualcosa o qualcuno ogni volta che facciamo fatica a riconoscere noi stessi senza proteggerci con stereotipi e convinzioni cementificate e stratificate, dimenticando che ognuno di noi è appunto, soltanto un essere umano.

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